Passim... Curiosità attuali e passate, di casa mia e altrove. Luoghi, persone, aneddoti. Cibo e cultura del bere. Tutto qui! Non poco vero?
martedì 15 gennaio 2013
Presa da facebook.... ;-)
domenica 6 gennaio 2013
E' ARITORNATA LA BEFANA
Oggi, ch'è aritornata la Befana,
ripenso a quanno ch'ero regazzino:
vedo Piazza Navona, la buriana,
rìsento er concertino fatto co' le trombette
dentro l'orecchio de le regazzette
che a forza de risate e de strilletti
e facenno vedé de scappa via,
pareveno 'no stormo d'ucelletti.
Quanta semplicità! Quanta allegria.
E me rivedo puro que la sera
che nonna me se mise accosto al letto
e, doppo detta assieme la prejera,
me fece un discorsetto.
Dice: - Stanotte ariva la Befana...
Va in giro pe' li tetti
ìnfagottata in una palandrana,
e cià un sacco co' tanti regaletti
pe' le creature bone
pe' vedelle contente,
e un antro co' la cenere e er carbone
pe' quelle più cattive e impertinente.
E gira... gira sempre, poverettal
Se ferma solamente a 'gni cammino
pe' poté mette dentro a la carzetta
quello che ha meritato er regazzìno.
Però, cocco mio bello, t'ho da dì
che la Befana nun finisce qui,
che la Befana nun è mai finita
ma t’accompagnerà tutta la vita,
pronta a premiatte si fai |'azzione bone...
si fai der male pronta gastigatte
portannote la cenere e er carbone.
Senti tu' nonna che te dice questo:
Mantiette sempre onesto...
ricordete che ar monno quer che vale
è fa sempre der bene e mai der male.
So passati tant’anni...
N'ho fatto de cammino su 'sto monno...
da la vita ciò avuto gioie e affanni...
er nipotino è diventato nonno.
Ma la voce de nonna, pora vecchia,
ancora me risona nell'orecchia:
- Ricordete che ar monno quer che vale
è fa sempre der bene e mai der male. -
E mo, come quann'ero regazzino,
me domanno co' un po' de commozione:
- Si metto la carzetta ner cammino
ce trovo più regali... o più carbone?
Checco Durante
sabato 6 ottobre 2012
OROLOGIO A CUCU'
L'OROLOGGIO COR CUCU'
Trilussa
È un orologgio de legno
fatto con un congegno
ch'ogni mezz'ora s'apre uno sportello
e s'affaccia un ucello a fa' cuccù.
Lo tengo da trent'anni a capo al letto
e m'aricordo che da regazzetto
me divertiva come un giocarello.
M'incantavo a guardallo e avrei voluto
che l'ucelletto che faceva er verso
fosse scappato fòra ogni minuto...
Povero tempo perso!
Ogni tanto trovavo la magnera
de faje fa' cuccù per conto mio,
perchè spesso ero io
che giravo la sfera,
e allora li cuccù
nun finiveno più.
Mó l'orloggio cammina come allora:
ma, quanno vede lo sportello aperto
co' l'ucelletto che me dice l'ora,
nun me diverto più, nun me diverto...
Anzi me scoccia, e pare che me dia
un'impressione de malinconia...
E puro lui, der resto,
nun cià più la medesima allegria:
lavora quasi a stento,
o sorte troppo tardi e troppo presto
o resta mezzo fòra e mezzo drento:
e quer cuccù che me pareva un canto
oggi ne fa l'effetto d'un lamento.
Pare che dica: - Ar monno tutto passa,
tutto se logra, tutto se sconquassa:
se suda, se fatica,
se pena tanto, eppoi...
Cuccù, salute a noi!
Non so per quale affinità, o forse lo so, a me Trilussa piace moltissimo e mi piace il romanesco soprattutto scritto/recitato/guardato nel mondo dell'arte dell'intrattenimento.... un pò meno nella realtà, nel senso che ritrovarmi con un burino vero che me la canta.... forse non sono in grado di reggere, ma forse è solo che sono toscana e come tale, si dice, c'abbiamo la puzza sotto il naso! :-)
Comunque a parte i miei modi di interpretare e vedere il romano, ho trovato la poesia del Trilussa rivista e tradotta in comasco e in altre lingue proprio qui:
ch'ogni mezz'ora s'apre uno sportelloe s'affaccia un ucello a fa' cuccù.
Lo tengo da trent'anni a capo al letto
e m'aricordo che da regazzetto
me divertiva come un giocarello.
M'incantavo a guardallo e avrei voluto
che l'ucelletto che faceva er verso
fosse scappato fòra ogni minuto...
Povero tempo perso!
Ogni tanto trovavo la magnera
de faje fa' cuccù per conto mio,
perchè spesso ero io
che giravo la sfera,
e allora li cuccù
nun finiveno più.
Mó l'orloggio cammina come allora:
ma, quanno vede lo sportello aperto
co' l'ucelletto che me dice l'ora,
nun me diverto più, nun me diverto...
Anzi me scoccia, e pare che me dia
un'impressione de malinconia...
E puro lui, der resto,
nun cià più la medesima allegria:
lavora quasi a stento,
o sorte troppo tardi e troppo presto
o resta mezzo fòra e mezzo drento:
e quer cuccù che me pareva un canto
oggi ne fa l'effetto d'un lamento.
Pare che dica: - Ar monno tutto passa,
tutto se logra, tutto se sconquassa:
se suda, se fatica,
se pena tanto, eppoi...
Cuccù, salute a noi!
domenica 26 agosto 2012
Il gallo di ferro battuto di Piacenza e altri galli!
A Piacenza nel 1908 venne fondata
l'Istituzione Giuseppe Visconti di Modrone, una scuola/laboratorio dove
si apprendeva l'arte del ferro battuto e dell'intaglio del legno e che ha permesso la formazione di tanti creatori diventati importanti.
Il gallo fu scelto come emblema del ferro battuto
grazzanese dalla Regina Elena di Savoia che vedendolo esclamò " par che
canti"....
Tra le botteghe artigiane del ferro
battuto più conosciute c'è quella di Cesare Leonardi, l'ideatore del gallo grazzanese,
tuttora in produzione.
Il gallo fu scelto come emblema del ferro battuto
grazzanese dalla Regina Elena di Savoia che vedendolo esclamò " par che
canti"....
La
spiegazione dell' ideazione del gallo in ferro battuto viene data
attraverso un aneddoto: un artigiano, leggendo il Vangelo,
rimase colpito dal brano in cui l'apostolo Pietro rinnegava Cristo tre
volte prima che il gallo cantasse e pensò di lavorare nel ferro un piccolo gallo alto cm.33 come gli
anni di Gesù.
Pare che il duca Visconti invece preferisse una cicogna che, seppur bella, non ha avuto la medesima fortuna del gallo. Infatti l'ammirazione della regina Elena valse, all'artigiano creatore, il titolo di "fornitore della casa
Savoia".
Questa e altre botteghe in Grazzano Visconti ancora oggi producono le creazioni nei loro laboratori.
Questa e altre botteghe in Grazzano Visconti ancora oggi producono le creazioni nei loro laboratori.
Fra tutta la produzione degli artigiani del ferro battuto il soggetto
per antonomasia è diventato il piccolo gallo in posizione
eretta e fiera. Esso era stato preso a simbolo di queste botteghe
perchè, a parte la storia della sua ideazione, può dimostrare le
capacità di questi artigiani che sono ormai diventati degli artisti.
Alcuni galli sono esposti lungo via Carla Erba, ne siste anche uno sul tetto di una casa nella zona della Cortevecchia.
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lunedì 20 agosto 2012
lunedì 13 agosto 2012
Novella Parigini
Chi mi segue o mi conosce, sa che sto "compilando" diversi blog, uno dei quali dedicato ai gatti. Io non ho nessuna pretesa nell'informazione, ma sono una appassionata dell'immagine, dei colori e degli aneddoti personali e nel postare un gatto della famosa Novella Parigini non mi sono potuta accontentare del gatto... ma nel blog dei gatti non potevo ulteriormente scrivere di lei, così mi sono trasferita nel mio "almanacchiamo" e ritaglio un ulteriore spazio per questa pittrice che nel 1954, quando sono nata io!, andò a New York dopo aver conseguito il diploma all'Accademia d'Arte a Parigi.Toscana di Chiusi di famiglia nobile.
A New York è stata al centro del jet set e a Roma aveva lo studio in via Margutta..., come Moravia e tanti altri artisti. La Roma in cui ha vissuto Novella Parigini è quella di via Veneto dei film degli anni '50.
però lei si è distinta per quelle facce un pò così (gattofile), inconfondibili, sensuali e bambinesche.
domenica 12 agosto 2012
Barzelletta dedicata ai genovesi...
A Genova ad agosto, un bambino, figlio di genovesi si tuffa in acqua con il
cappellino, arriva un'ondata che lo sommerge e lo butta sott'acqua. Un turista che vede la scena si tuffa e lo porta fuori dall'acqua e praticandogli la respirazione bocca a bocca, lo salva.
Poco dopo arriva il padre:
- Scusi, è lei che ha salvato mio figlio?
ed il turista :- Si!, - il padre :
- E il cappellino?
AGOSTO
Agosto, Moglie Mia Non ti Conosco
è un romanzo di Achille Campanile la cui prima edizione è stata stampata nel 1930 e che sceglie come teatro un luogo di
villeggiatura sul golfo di Napoli.
Un gruppo di villeggianti in una pensioncina dove il cibo è piuttosto di cattivo gusto, si intrecciano amori e
amorazzi sullo sfondo.
Un naufragio. E belle donne, dongiovanni impenitenti, con cinture di castità, palombari… fino alla fine della vacanza
ma,
Agosto, Moglie Mia Non ti Conosco
è anche uno dei più vecchi proverbi che io conosco.
Io credevo che stesse a significare che, quando le mogli sono in vacanza e i mariti in città.... potesse succedere di tutto perchè, in un certo modo autorizzati da una legge non scritta citata dal proverbio.
Poi invece scopro che un'antica credenza suggerisce che per gli uomini fosse dannoso per la salute avere rapporti sessuali con temperature elevate!!! ma credo che questa fosse una distorsione di altri motivi...
E per Canicula si intende nuovamente Sirio, la stella più luminosa che si può osservare subito al primo imbrunire.
Inoltre un anziano mi dice che un tempo si pensava che non fosse il momento ideale di generare un figlio, in agosto, semplicemente perchè sarebbe nato a maggio quando in realtà c'erano bisogno di braccia per i campi e quindi, per utilità di governo, la procreazione doveva essere o anticipata o procrastinata affinchè non impacciasse per le semine e i raccolti.
Meno male che questi conti non si fanno più! sabato 11 agosto 2012
Bacco
Bacco,
Baccus, è il nome del dio del vino
presso i Romani
Per i
greci si chiamava Dioniso, era figlio di Zeus e della dea Semele, e le feste
che gli venivano dedicate si chiamavano Dionisie.
Il suo
culto passò dalla religione greca a quella romana all’inizio del II secolo a.C.
e le feste venivano chiamate Baccanali, bacchanalibus..
A Roma il
carattere orgiastico delle feste degenerò fino al punto in cui fu necessario
proibirle nel 186 a.C.
Bacco,
dio del vino, della vendemmia e dei vizi, è rappresentato come un uomo con dei
pampini a mo’ di corona con una coppa di vino in mano.
![]() |
| Caravaggio. Credo che questo sia il dipinto, dedicato a Bacco, più famoso! |
venerdì 10 agosto 2012
Carlo Rambaldi artista geniale
Il papà di molti "personaggi" famosi non c'è più: 1925-2012
Arrivederci Carlo ci rivediamo lassù e chissà che cosa combinerai con gli angeli in paradiso!
Gli Enotri
Gli
Enotri, antico popolo italico, erano stanziati nel sud d’Italia e precisamente
nell’attuale Puglia/Basilicata e la
parte più settentrionale della Calabria.
Il termine "Enotrio" proviene
presumibilmente dal vocabolo greco "oinos"
(vino) che indicativa il territorio ricco di vigneti. E da ciò derivò
Enotria come “Terra del Vino”,
termine con cui i Greci indicavano l'Italia meridionale.
L'eroe al caffè , ancora TRILUSSA...
È stato al fronte, sì, ma col pensiero, però ti dà le spiegazioni esatte
delle battaglie che non ha mai fatte,
come vi fosse stato per davvero.
Dovresti vedere come combatte
nelle trincee d'Aragno! Che guerriero!
Tre sere fa, per prendere il Montenero,
ha rovesciato il bricco del latte!
Col suo sistema di combattimento
trova ch'è tutto facile: va a Pola,
entra a Trieste e ti bombarda Trento.
Spiana i monti, sfonda, spara, ammazza...
- Per me - borbotta - c'è una strada sola...
E intinge i biscotti nella tazza.
TRILUSSA
mercoledì 8 agosto 2012
Essere superstizioni non è più di moda?
Il gatto nero è diventato un must per la signorina snob, regalare fiori è diventato un modo orgiginale per far vedere che siamo donne emancipate...
Ma il bon ton recita che si debbono sempre fare regali a una puerpera, mai a un superiore e, solo dopo la chiusura dell'anno scolastico, alla maestra. Non si regalano oggetti costosi a un ricco, fiori ad un uomo - come appena su scritto -, fazzoletti, foulard, spille o oggetti appuntiti a chiunque, borsellini o portafogli se non con l'introduzione di un soldino.
Le ragioni per cui sono nate le superstizioni ormai sono lontane e, in genere, hanno significati particolari e/o magici che è difficile ricordare, possono essere anche la trasposizione fisica di alcuni rituali, che storicamente non erano visti di buon occhio.
Oggi come esempio porto le forbici che sono uno strumento che io uso tantissimo, veramente!
E non sono mai contenta perchè non sono mai sufficientemente arrotate o adatte al lavoro che sto facendo...
ecco:
Ma il bon ton recita che si debbono sempre fare regali a una puerpera, mai a un superiore e, solo dopo la chiusura dell'anno scolastico, alla maestra. Non si regalano oggetti costosi a un ricco, fiori ad un uomo - come appena su scritto -, fazzoletti, foulard, spille o oggetti appuntiti a chiunque, borsellini o portafogli se non con l'introduzione di un soldino.
Le ragioni per cui sono nate le superstizioni ormai sono lontane e, in genere, hanno significati particolari e/o magici che è difficile ricordare, possono essere anche la trasposizione fisica di alcuni rituali, che storicamente non erano visti di buon occhio.
Oggi come esempio porto le forbici che sono uno strumento che io uso tantissimo, veramente!
E non sono mai contenta perchè non sono mai sufficientemente arrotate o adatte al lavoro che sto facendo...
ecco:
- Se le forbici cadono a terra, prima di
raccoglierle, si deve posarci il piede sopra per annullare il cattivo presagio
- Se si ricevono in regalo una spilla, un temperino, delle forbici o qualsiasi oggetto
appuntito, o tagliente si deve pungere con essi il donatore, oppure regalargli una
simbolica monetina. Se non lsi fà ciò, si rischia di troncare il rapporto
di affetto/amicizia
- Forbici, aghi e spille presi in prestito devono essere sempre restituiti perchè altrimenti si potrebbe litigare con la persona che ce li ha prestati...
e via di questo passo....
Se avete altre notizie in merito fatemele sapere.
TRILUSSA PER CUI....
Er solleone abbrucia la campagna,
la Cecala rifrigge la canzone
e er Grillo scocciatore l'accompagna.
"E' la solita lagna!"
dico fra me: ma poi
penso che pure noi,
chi più chi meno, semo tutti quanti
sonatori ambulanti.
Perchè ciavemo tutti in fonno ar core
la cantilena d'un ricordo antico
lasciato da una gioja o da un dolore.
Io, quella mia, me la risento spesso:
ve la potrei ridì...ma nu' la dico.
Non faccio er cantastorie de me stesso.
Trilussa
Trilussa
A Roma, fra le varie possibilità di ricordarsi di Trilussa c'è anche una piazza a lui dedicata, appunto piazza Trilussa che è posizionata tra lungotevere Raffaello Sanzio e via di Ponte Sisto.

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Trilussa
Ubicazione:
Piazza Trilussa, 00153 Roma, Italia
lunedì 6 agosto 2012
Per tutte le brave cuoche del mondo....
dalla Domenica Quiz del tempo passato, non si sa quanto,a sicura la provenienza...
eccovi la vignetta:
eccovi la vignetta:
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sabato 4 agosto 2012
Cobò
Chicchicchirichi!… Chicchicchirichi!…
"Ecco il dì".
Cantano i galli di Cobò.
Il vecchio Cobò è sul suo letto che muore
fra poche ore.
Povero Cobò! Povero Cobò!
Ciangottano i pappagalli.
Addio Cobò! Addio Cobò!
E le galline:
cocococococococodè:
"oggi è per te"
cocococococococodè:
"Cobò tocca a te".
Le tortore piene di malinconia
si sono radunate in un cantuccio:
glu… glu… glu…
"non ti vedremo più".
I cani si aggirano mesti
con la coda ciondoloni, mugolando:
bau… bau… baubaubò:
"addio papà Cobò".
E i gatti miagolando:
gnai… gnai… gnai… fufù
"Mai… mai… mai più".
E le cornacchie:
gre gre gre gre
"anche a te, anche a te".
Fissando il capezzale
la civetta
veglia e aspetta.
di Aldo Palazzeschi
giovedì 2 agosto 2012
Lucciola

Lucciola, lucciola, vien da me,ti darò il pan del re,
pan del re, della regina;
lucciola, lucciola, vieni vicina.
Attrabbacare il fosso...
Attrabaccare il fosso e cioè attraversare il fosso.
Bacco era la pietra che si metteva in mezzo ad un ruscello, o comunque in un piccolo corso d'acqua, per passare da una sponda all'altra senza bagnarsi i piedi.
La pietra ( il bacco) veniva messa all'incirca alla distanza di poco più di un passo.
Bacco era anche una misura di lunghezza, corrispondente a circa un metro,
Si usa dire anche "abbaccare" sempre per traversare e in Versilia si usa dire "bacco" per "fosso".
Bacco era la pietra che si metteva in mezzo ad un ruscello, o comunque in un piccolo corso d'acqua, per passare da una sponda all'altra senza bagnarsi i piedi.
La pietra ( il bacco) veniva messa all'incirca alla distanza di poco più di un passo.
Bacco era anche una misura di lunghezza, corrispondente a circa un metro,
Si usa dire anche "abbaccare" sempre per traversare e in Versilia si usa dire "bacco" per "fosso".
lunedì 30 luglio 2012
SALAME E E E E E E E
Ebbene sì, sono golosa.
Sono golosa soprattutto di salame!
Un ipotetico ammiratore se si presentasse a me con un mazzo di fiori non avrebbe chance se ce ne fosse un altro con un cartoccio di salame!
Lo so è assurdo.
Oggi sono stata al supermercato e fra le altre cose che ho comprato mi sono lasciata irretire da qualche offerta civetta fra cui c'era una confezione (confezioncina ina di 60 gr.) di salame... milanese.
Ho pensato: voilà un panino!
E poi, in casa, l'ho messo in frigo.
Stasera ci sarà insalata di pollo e patate, fredda. Ma mi sono detta che mi stava bene uno stuzzichino prima. Cosa mangiare?
Apro il frigo.
Gli occhi mi si ingrandiscono! Uhmmmm il salame!
Mi faccio una specie di aperitivo: bicchiere di vino e salame e un morso di pane. ovviamentoe il bicchiere del vino sarebbe dovuto essere 1/2, e le fettine di salame max 2.
Mi vergogno a dire che il bicchiere è diventato due volte 1/2 e il salame: TUTTO!
Una fettina tira l'altra, un pò di pane e un pò di vino e il pane per compagnia.
Se ci fosse ancora mia zia direbbe che ho la gola "pelosa" che non so cosa significasse, ma comunque per noi in casa avrebbe voluto dire che sono "ghiotta".
Ebben sì. E' vero. Nessuno è perfetto...
domenica 29 luglio 2012
Arri arri cavallino
mena l'asino al mulino,
il mulino è rovinato,
il mugnaio s'è impiccato,
s'è impiccato alla catena,
la su' moglie fa la cena;
fa la cena ad un bel mimmi
che si chiama Biribissi:
Biribissi è andato in Francia
con la spada e con la lancia,
e con un cortello in mano,
a ammazzare il capitano,
capitano di Cortona,
dove fa l'erba bona;
l'erba bona 'un fa finocchio,
il cittino ha male a un occhio;
occhio e occhiale,
mena l'asino a rinferrare;
rinferra la rinferratura,
mena l'asino alle mura;
le mura son del pievano,
con tre staia di grano;
tre di bigio e tre dirosso,
fuggi pecora ecco l'orso.
![]() |
Nel leggere questa ed altre filastrocche ormai passate di moda, altre dimenticate proprio, viene da domadarsi come nascessero le idee e le parole così concatenate che spesso hanno un balzo di fantasia non male!
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