sabato 7 luglio 2012

Il grillo e la formica

C'era un grillo in un campo di lino;
la formicuzza ne chiese un tantino.

Disse il grillo: - Che cosa ne vuoi fare?
- Calze e camice: mi voglio maritare.

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Disse il grillo: - Ti sposerò io.
La formicuzza: Son contenta anch'io.

Ma quando furon per darsi l'anello,
casca il grillo, e si spacca il cervello.

Eran le sette. Ero di là dal mare;
 si sentì dire che il grillo stava male.

EWrano le otto. Ero di là dal porto;
si sentì dire che il grillo era morto.

Eran le nove. Ero da Santa Chiara;
si sentì che il grillo era nella bara.

La formicuzza, dal gran dolore
piglia una zampa, e se la ficca in core.

Io, questa filastrocca la ricordavo solo a metà, più che altro ricordo il motivetto...Ma non ricordavo che fosse così crudele. Certo a noi bambini non ci raccontavano favole tanto delicate! Tutto un mangia mangia, ammazza ammazza... E forse per questo che sono cresciuta tanto preoccupata? :-)

giovedì 5 luglio 2012

O Maria Giulia....

Maria Giulia
di dove sei venuta?
Alza gli occhi al cielo!
Fai un salto!
Fanne un altro!
Fai la giravolta!
Falla un'altra volta!
Levati il cappelletto!
Fai la riverenza!
Fai la penitenza!
All'in giù, all'in su!
Dai un bacio a chi vuoi tu!

Questa l'avevo quasi dimenticata e poi l'altro giorno una signora anziana la cantava alla bisnipotina.....
Una luce ha squarciato le tenebre e me l'ha fatta ricordare.
Da bambina, in collegio, facevamo un gande girotondo e una bambina stava nel mezzo e doveva mimare le cose che le chiedevamo.... salto, giravolta, cappelletto, penitenza (una specie di riverenza) lo sguardo in alto e in basso e poi il bacio veniva dato ad una compagna scelta che la sostituiva al centro del girotondo.
Questa Maria Giulia non sono sicura che sia la medesima che è la patrona di Livorno (22 maggio come Santa Rita da Cascia), ma ho l'impressione che sia possibile.
Farò ricerche e vi saprò dire!

mercoledì 4 luglio 2012

E 1000!

Il mio è un blog giovane e ancora poco frequentato, ma oggi festeggio i miei primi 1000 visitatori.

                                              


GRAZIE!

Cetriolini sott'aceto al dragoncello




Qui nella mia zona, al mercato, non trovo mai i cetriolini piccoli come si trovano nei vasetti del supermercato, come mai?
Una mia amica invece li ha coltivati nell'orto e mi ha regalato un barattolo preparato da lei e mi ha dato la relativa e ricetta:

Ingredienti:
  • 1 kg di cetriolini di grandezza simile l'un l'altro.
  •  1 litro di aceto d'alcol
  • 4 scalogni, 10 rametti di dragoncello fresco (oppure essiccato)
  • 15 grani di pepe
  • 300 gr. di sale grosso
Si deve tagliare il picciolo dei cetriolini e sis trofinano con un canovaccio per privarli della peluria. In una ciotola si mettono tutti i cetriolini e si ricoprono di sale mescolandoli bene.
Dopo averli laciati riposare per una notte affinchè il sale abbia fatto perdere acqua ai nostri ortaggi. Scolare, asciugare e mettere i cetriolini in barattolo/i. Si aggiunge il dragoncello e gli altri aromi, poi l'aceto e si chiude i barattoli già sterilizzati che riporremo in un luogo fresco e buio per circa 6/8 settimane.
Con questa quantità lei ha preparato 4 barattoli, ma ovviamente si può metter tutto in un unico contenitore.

L'amica consiglia di provarli con i patè dei quali vado matta


martedì 3 luglio 2012

Dalie.....



Le dalie erano un cibo comune al tempo degli Atzechi, in Messico.
Furono importate dai conquistatores spagnoli e il gusto, amarognolo, per un certo tempo deviò l'attenzione rispetto alla sua bellezza.
E' un fiore ornamentale di facile coltivazione e dai sorprendenti colori.
Nella mia adolescenza, in montagna,  avevo trovato, in un luogo dimenticato, un vecchio mulino. In mezzo alla vegetazione e allo scorrere imperturbabile di un torrente, ogni anno andavo a "rubare" le dalie di nessuno.


Come mi piacerebbe ritrovare quel luogo!

La Volpe e l’Uva


Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva che pendevano da un pergolato, e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. "Robaccia acerba!" disse allora tra sé e sé; e se ne andò. Così, anche fra gli uomini, c’è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze.

Esopo, XXXII; Fedro, IV, 3.

lunedì 2 luglio 2012

Rosa Canina



La rosa canina deve il suo nome all'uso terapeutico che se ne faceva nell'antichità.


Si usava, infatti, per curare la rabbia e si preparavano frittate che contenevano 50-100 grammi delle radici gtattugiate.....

ll Santo Patrono e ..... il vino


Il santo Patrono?
Dipende! Ce ne sono fin troppi.
In ordine sparso:
San Zeno, esperto viticoltore è spesso rappresentato su etichette di vino DOC  veneto.
San Venceslao, duca di Boemia, oltre ad essere patrono di Boemia è anche protettore dei pigiatori d’uva.
Sant’Urbano è il protettore dei bottai.
Santa Elisabetta, regina del Portogallo poi fattasi clarissa, è invocata dagli enologi.
San Vincenzo Ferrer è il protettore dei campi, delle vigne e dei vignaioli.
San Barnaba viene invece invocato affinché non grandini.
San Martino di Tours è il patrono degli osti, del vino, dei bevitori, degli albergatori, dei vignaioli e dei vendemmiatori.
San Giovanni, protettore del succo d’uva/mosto.
San Luca, protettore del vino nuovo.
Per ultimo Noè, che ignoro che sia stato fatto santo ( ma probabilmente è una mia lacuna) ma che è il protettore degli ubriachi.

Pane, vino e zucchero


 I nostri nonni non disdegnavano di inventarsi dei dolcetti in periodi duri dove le dispense erano prive di tutte le risorse di abbondanza a cui siamo abituati.
Una fetta di pane bagnata con abbondante vino rosso e spolverizzata da zucchero era un ottimo dessert.

domenica 1 luglio 2012

Sette

Sette a letto,
sette sotto il letto;
sette a letto andiamo
e sette in casa rimaniamo.
Ragazzi, andate a letto!

sabato 30 giugno 2012

Il cavatappi


Il cavatappi è comparso assieme ai tappi, (ovviamente!) intorno al 1600.
Gli aristocratici e i religiosi facevano apporre lo stemma del casato o le iniziali del loro nome su questi oggetti realizzati dai migliori artigiani ed orafi con materiali pregiati.
Il cavatappi migliore è quello che consente di stappare la bottiglia senza scuoterla, in modo da non rimuovere eventuali sedimenti.

Il tappo


Il tappo di sughero pare che fosse già utilizzato al tempo dei Romani ma solo nel 1600 fu usato per la chiusura delle prime bottiglie di vetro per lo Champagne.
I tappi di sughero vengono prodotti con la corteccia di una particolare quercia – Quercus Suber L. – che è presente sul Mediterraneo. L’albero impiega 40 anni prima di poter fornire il sughero adatto alla produzione dei tappi.
I più grandi produttori di sughero per tappi sono la Spagna e il Portogallo che ha un clima simile a quello del Mediterraneo. Anche in Sardegna c’è una buona produzione di sughero da bottiglia.
Attualmente si producono circa 20 miliardi di tappi ma l’impulso mondiale alla coltivazione della vite ha richiesto nuove soluzioni alternative al sughero.
Il tappo in silicone è una delle alternative che non piace molto al pubblico ma garantisce atossicità, non si sbriciola, non viene attaccato da muffe. Il tappo in silicone inoltre non consente al vino di “respirare” per cui è necessario imbottigliare il vino al momento “giusto” (non può essere invecchiato in bottiglia) per essere apprezzato dal palato.


Rossini e il vino in pillole...


Rossini e il vino in pillole

Il barone Rothschild inviò a Rossini qualche grappolo della sua uva migliore e il musicista scrisse un biglietto di ringraziamento che diceva: "La vostra uva è eccellente, ve ne ringrazio, ma il vino in pillole non mi piace affatto". Il barone allora gli fece recapitare delle bottiglie del suo  Château–La fite!





venerdì 29 giugno 2012

Ninna nanna



Stella, stellina,
la notte s'avvicina:
la fiamma traballa,
la mucca è nella stalla.
La mucca e il vitello,
la pecora e l'agnello,
la chioccia e i pulcini,
ognuno ha i suoi bambini;
ognuno ha la su' mamma,
e tutti fan la nanna!

giovedì 28 giugno 2012

La Luna di Staffoli


 Gli abitanti di Staffoli, tra Pisa e Lucca, erano molto dispiaciuti che la luna non splendesse tutte le notti per illuminare la loro strada e allora decisero di prepararsi una luna tutta per il loro.
La gente si dette appuntamento sulla piazza portando ognuno qualcosa. Chi portò uova, chi acqua e chi farina e impastarono una enorme focaccia rotonda che fu cotta e appesa alla quercia più grande che  c’era in paese.
Lassù non faceva tanta luce ma la gente si illudeva che fosse un simbolo speciale ed era contenta di guardarla come emblema del paese.
Ogni mattina un pastore usciva con le sue pecore di mattina presto e vedendo quella bella luna gli veniva una fame…. ma una fame…!
Il giovane pastore non seppe resistere e, dopo qualche giorno, salì sulla quercia e staccò un pezzetto di quella bella focaccia e se la mangiò per colazione.
Così ogni mattina.
La gente che vedeva che la luna piano piano diminuiva di grandezza pensò che fosse come la luna vera e calando calando arrivò la luna nuova.
Il pastore si mangiò tutta la focaccia e a Staffoli non ci fu più la luna!

In un paese …


 …un giorno passò a miglior vita un vecchio di 103 anni. Alla vigilia del funerale, dopo cena, si raccolsero alcuni amici per la tradizionale recita del rosario e per la solita riunione d'occasione.
"Poveretto, quante ne ha viste e quanto tribolare...".
"Ma come ha fatto ad arrivare a questa età", chiede una donna alla nuora.
"Cara mia, per tutta la vita ha sempre ascoltato il medico: sempre acqua, mai un goccio di vino".
A un tratto si sentì un tonfo giù per la scala di legno che portava al piano di sopra.
"Ma che succede?".
"Niente paura", disse la nuora. "È ruzzolato il fratello gemello del morto, ubriaco fradicio come al solito".

mercoledì 27 giugno 2012

Altra filastrocca....

Cavallino arrì arrò,
piglia la biada ch'io ti dò,
piglia i ferri ch'io ti metto
per andare a San Galletto.
A San Galletto c'è una via
per andare a casa mia.
A casa mia c'ho un altare
con tre angioli a cantare;
e di là c'è una vecchietta:
Santa Barbara benedetta!

martedì 26 giugno 2012

Occhio Bello


Questo è l'occhio bello,
questo è il su' fratello,
questa è la chiesina,
questi sono i fratini,

 e questo è il campanellino:
                                                               Dilindindin - dilindindin.

lunedì 25 giugno 2012

San Pietro e gli Osti


Pare che gli Apostoli fossero sempre piuttosto affamati perché raramente mettevano sotto i denti qualcosa che potesse saziarli.
Un giorno Gesù disse a Pietro di calare la rete e, con un po’ di fortuna, fu pescato un pesce bello grosso.
Pietro era felice e sognava già di mangiare quel pesce ed invece Gesù lo inviò dalla Madonna.
Pietro era insoddisfatto, aveva fatto sogni e il suo stomaco si era già preparato, ma non avrebbe mai disobbedito al suo Maestro!
Così si incamminò per andare a portare il pesce a Maria.
Durante il cammino pensò, però, di approfittare in qualche modo di questa occasione e si fermò in un’osteria.
Statua di San Pietro in Piazza San Pietro, in Vaticano, Roma
Si sedette e fece vedere all’oste il pesce che subito si offerse di comprarlo.
- Non lo vendo – disse Pietro – il mio Maestro mi ha chiesto di cambiarlo con del vino, ma di quello buono!
L’oste allora porta il vino migliore che ha e ne versa un bicchiere per Pietro.
- Non mi va il vino a digiuno…
Allora l’oste porta anche del pane, del formaggio e del salame.
Pietro mangia e beve e poi:
- No, mi dispiace ma questo vino non è abbastanza buono!
L’Apostolo ripeté il “giochino” tante volte per quante osterie incontrò e quando arrivò dalla Madonna ebbe bisogno di aiuto per infilare la porta.



domenica 24 giugno 2012

Gli ospiti sotto il tavolo


 Un anfitrione tirchio aveva fatto portare in tavola dei pesci, avanzi del giorno precedente. I pesci erano un po’ mangiucchiati, ma con maestria i servi avevano messo la pietanza in un vassoio con la parte intaccata rivolta sul fondo. Uno dei commensali si accorse della artefazione e disse:
“Facciamo presto a mangiare che sotto il vassoio c’è gente che pranza con noi! “